La Lavorazione della Ceramica

Ogni oggetto delle Ceramiche Giotto, che sia un piatto, un vaso, un’immagine sacra, ecc. viene eseguito interamente a mano in ogni sua fase di lavorazione. In base al tipo di oggetto creato si distingue una modellazione al tornio e una modellazione a stampo.

Modellazione al tornio

Giannoni Araldo al tornio anni '70Giannoni Alessio al tornio elettricoDa un’informe massa di argilla viene plasmato l’oggetto che si è deciso di creare, per esempio un vaso. L’argilla viene posizionata al centro del piatto del tornio che viene fatto girare – negli anni passati il tornio era a spinta oggi è elettrico - e con le mani le viene data una forma stabilita, stando attenti a far bastare la quantità d’argilla utilizzata per creare tutto l’oggetto.

Una volta acquisita la forma desiderata l’oggetto viene fatto riposare circa un giorno e quando raggiunge la durezza “cuoio“, sempre con l’ausilio del tornio, viene alleggerito, smussato, tornito con appositi strumenti in modo da esaltare le forme.

 

Modellazione a stampo:

Ultime fasi della calcaturaAlessio Giannoni mentre calca un'Immagine SacraCon questo tipo di modellazione vengono create esclusivamente immagini sacre, statuette e piastrelle e presuppone l’ausilio di uno stampo in gesso. Quindi vi si stendono dentro strisce di argilla precedentemente preparate avendo premura di farle aderire perfettamente alle pareti dello stampo e allo stesso tempo stando attenti a non lasciare bolle d’aria tra una striscia e l’altra in quanto provocherebbero la rottura dell’oggetto.

Dopo qualche ora l’argilla si stacca dallo stampo, viene quindi estratta e rifinita a mano. Si scava attorno agli altorilievi in modo da togliere i sottosquadri e quindi far risaltare i soggetti impressi nella mattonella.

L'ingobbio

A questo punto l’oggetto, ancora fresco, può essere ricoperto da un sottile strato di argilla liquida bianca detta “ingobbio”, - tecnica risalente al XII sec. - che consentirà in seguito, dopo la cottura, di poter dipingere direttamente su una superficie chiara. La lavorazione tipica dell’azienda è proprio questa, utilizzata fin dai primi anni dell’attività, poi successivamente integrata con la lavorazione a smalto.

Una volta terninato il processo di "ingobbiatura", l'oggetto viene custodito in un ambiente il più possibile asciutto e privo di correnti d'aria; qui viene  fatto riposare il tempo necessario ad asciugarsi completamente e perdere l’umidità contenuta dall’argilla.

Araldo Giannoni al forno a legna fine 60

La prima cottura

Passate alcune settimane si procede alla prima "infornaciatura" dei pezzi completamente asciutti e privi di umidità, vengono quindi inseriti nel forno creando una specie di castello con appositi piani in materiale refrattario. La cottura, che inizia sempre la mattina presto, raggiunge i 980° C molto lentamente e sempre molto lentamente dobbiamo farla abbassare per poter aprire il forno. Infatti ci vogliono circa 36 ore per vedere l’esito finale.

 

La smaltatura

Il biscotto – è chiamato così l’oggetto che ha avuto una sola cottura – è pronto per la pittura. L’oggetto ingobbiato, che si presenterà già bianco, potrà essere immediatamente dipinto e successivamente ricoperto di cristallina – detta anche vetrina, smalto trasparente di tipo vetroso, impermeabile e lucido -, quindi non ha bisogno di essere smaltato.
L’oggetto rosso invece, per essere dipinto, deve essere prima smaltato, cioè ricoperto da uno strato di smalto – sempre di tipo vetroso, a differenza della cristallina non è trasparente -. La smaltatura, che può avvenire per immersione – generalmente quando l’oggetto è piccolo -  o a spruzzo, oltre che a proteggere il pezzo dall’usura, ha lo scopo di facilitarne la pittura.

La pittura

Giannoni Araldo mentre dipinge nel laboratorioAnna Giannoni mentre dipingeE' usualmente fatta a mano con pennello e colori ceramici, che sono ottenuti da ossidi minerali o metallici, quindi ricavati direttamente da prodotti naturali senza la presenza di piombo. Vengono quindi ricreati i tipici decori della bottega che nel corso degli anni si sono modificati e sono stati integrati con stili moderni e di facile collocazione nelle ambientazioni meno classiche.

Giannoni Arianna in laboratorio mentre dipinge

 

 

 

 

 

alessioforno 300

La seconda cottura

A questo punto siamo pronti per la seconda cottura, che ha lo scopo di fissare gli smalti e i colori all’oggetto in modo permanente. Tale cottura deve raggiungere circa i 935° C in modo da far vetrificare gli smalti e le cristalline che risulteranno lucidi e impermiabili.

L’oggetto è finalmente pronto, realizzato esclusivamente con gli elementi naturali, terra, acqua, fuoco e con la passione di tre generazioni di ceramisti.